Non ut Edam Vivo, sed un Vivam Edo. Dante, Gesù, i miei clienti ed il pane.

Il Pane Marchesi Bergamo

Ieri sera facendo zapping ho contato almeno 4 programmi televisivi dedicati al culto del cibo, alla sua spettacolarizzazione, agli chef superstar, alle discussioni sul piatto più bello, quello presentato meglio, il più colorato e altre mille caratteristiche.

Contemporaneamente vedo intorno a me una realtà fatta di toast e tramezzini veloci, di forni a microonde e di famiglie che sempre più raramente si trovano intorno ad un tavolo. Nei nostri negozi vediamo ogni giorno le più disparate tipologie di cliente, il golosone che non rinuncia mai al prodotto appena sfornato, il marito che non si azzarda a comprare nulla se non scritto sul bigliettino dalla moglie, l’anziana dell’etto di crudo due panini e l’insalata, il perennemente a dieta, lo stagionale.

Quale è il giusto rapporto con il cibo o la “giusta distanza”?

Nel terzo cerchio dell’Inferno Dante incontra i Golosi tormentati da una pioggia “etterna, maledetta e fredda” e dai latrati di Cerbero, ma questo non significa che il piacere del cibo sia peccato. Mi vien da dire che la distanza che c’è tra il piacere del cibo ed il peccato di gola è la stessa che differenzia l’amore dalla lussuria. Ed infatti poco prima il Sommo ha incontrato Paolo e Francesca.

Il piacere del cibo è divino, per Dante viene proprio da Dio non può essere una esperienza negativa, ma lo diviene se diventa idolatria.

Sulla strada tra Nazareth ed il Mar della Galilea c’è Cana, la cittadina del primo miracolo di Gesù, la trasformazione dell’acqua in vino. Qualche chilometro dopo Gesù moltiplicherà i pani ed i pesci e se non bastasse nel momento più solenne della sua vita, riunisce i discepoli e spezza il Pane.

Insomma il Cristianesimo ravviva la tradizione del simposio greco e del convivio romano, solennizzandola ulteriormente. Tutto questo mi tranquillizza, non mi sento tentatore 🙂 (Sic!) e cercare di migliorare la bontà di quello che faccio non è puro esercizio di narcisismo. E’ un rendere omaggio alla mia cultura e a quello che sono, è un non tradirmi.

Non sto mettendo il pane che faccio al centro del mio mondo, ma metto ogni volta una parte del mio mondo nel pane che faccio.